L’elefante invisibile

Breve riflessione sull’insegnamento della lingua italiana nelle differenze e nella cultura

Esiste nel mondo un luogo dove la lingua parlata è l’italiano, ma non è Italia. È un’isola linguistica tra altre lingue: il tedesco, il francese, il romancio e l’italiano; siamo a nord dell’Italia, oltre un confine, quello tra Italia e Svizzera; siamo nella Svizzera italiana, in Ticino.

Vivendo in un’isola, la tentazione che potrebbe venirci, in sintonia alla frenesia identitaria del dibattito culturale attuale, nell’estremo tentativo di combattere l’indifferenziato mondo globale, è quella di parlare di identità, della nostra particolare identità. L’italiano di Svizzera è diverso, la cultura Svizzera è diversa, la cultura della Svizzera italiana è diversa.

La questione non è scegliere tra globalizzazione e identità particolare: non ha più senso lottare contro la globalizzazione di quanto ne abbia lottare contro il montare della marea: c’è e basta; la globalizzazione dei cieli ce la insegna la minaccia nucleare, quella dei corpi l’ha dimostrata il piccolissimo virus COVID-19, quella della paura è estesa come la guerra che ci ha colti una mattina, quella delle informazioni è in tutti i nostri smartphone. Bisogna evitare la globalizzazione delle menti, e quindi mantenere la diversità della concettualizzazione, dei punti di vista, dei modi di categorizzare il reale, di definire i colori.

La nostra riflessione parte dal pensiero che la lingua trasporta, trasmette, trasforma e si trasforma con la complessità culturale della comunità parlante del luogo.

L’ELEFANTE INVISIBILE

Una storia indiana, tratta dal Sakuntala di Kalidasi, uno dei drammi più famosi della letteratura sanscrita, narra di un grande elefante che se ne sta davanti ad un saggio immerso nella meditazione. Il saggio guarda e dice : « Questo non è un elefante ». Dopo un po’ l’elefante si volta ed incomincia ad allontanarsi lentamente. A questo punto il saggio si chiede se per caso non possa esserci in giro un elefante. Alla fine l’elefante se ne va. Quando è ormai sparito, il saggio vede le orme che l’animale ha lasciato e dichiara con sicurezza : « Qui c’era un elefante ». La storia fu segnalata da Bruner, illustre psicologo dell’educazione, da un suo amico israeliano ed è ripresa da Geertz, che è un antropologo culturale altrettanto illustre; da Matovani,…..e la trasmissione culturale continua….

La nostra società difficilmente sa riconoscere la dimensione culturale e ancora più difficilmente la sa affrontare. La sensazione di spaesamento è diffusa: da un lato assistiamo all’avvento di culture non occidentali e dall’altro percepiamo che la nostra stessa cultura sta mutando.

La tendenza globalizzante non ha rispetto per la differenza. Sul lato opposto, la difesa dell’identità “ad ogni costo” porta ad un processo limitante e conflittuale, di chiusura, nella improbabile ricerca dell’ ”identico a sé stesso”. 

E dunque, pensiamo che, parlare di lingua, parlare dell’insegnamento della lingua voglia dire trasmettere, attraverso di essa, quella rete flessibile di conoscenze, categorie, valori e pratiche che costituisce la cultura; significa trasmettere la capacità di modulare schemi e modelli mentali (cognitivi, emotivi, morali, sociali) che sono prodotti, condivisi, riprodotti e modificati all’interno di una comunità di parlanti. Parlare dell’insegnamento della lingua significa poterla offrire e trasmettere quale strumento di lettura del contesto socio-culturale.

La lingua è lo strumento che permette l’apertura di un mondo, la grandezza del quale dipende da ciò che ognuno ha in sé (Balboni).

Il 19 maggio, presso la Scuola ILI di Lugano, apriamo al mondo di Claudio Visentin, professore di Storia del turismo all’Università della Svizzera Italiana.

Presenterà il suo ultimo libro Luci sul Mare: un viaggio che, nel suo racconto, comunica molto di più dei fari visti sulle frastagliate coste scozzesi. Noncurante della marea che monta conformando tutto, ogni faro conserva incredibili storie: di tempeste e di naufragi, di relitti e di tesori, così come della vita delle persone che li hanno abitati e custoditi. I fari continuano ad esercitare su tutti noi grandissimo fascino e ad ispirarci un modello di vita semplice e straordinario, fatto di essenzialità e di ancoraggio a ciò che è solido, tra le tante e diverse intemperie dell’esistenza, tra le maree...

Claudio Visentin presenta “Luci sul Mare”

Giovedi 19.05.2022 ore 18.00

Scuola ILI di lingua e cultura italiana
Via Basilea 22/Gradinata Mimosa
6900 Lugano

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